Paul Ricoeur, filosofo della "giusta distanza" - Enrico Riparelli

teologiacristiana.pngsconosciuto ha scritto:

L’intellettuale francese Paul Ricoeur (Valence 1913 - Châtenay-Malabry 2005), di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, ha saputo coniugare una ingente produzione filosofica con un ammirevole impegno sociale. A questo proposito basti ricordare la sua militanza attiva nei movimenti giovanili protestanti di tendenza socialista e pacifista, il valido apporto a una rivista di frontiera come Christianisme social tanto da assumerne per un certo tempo la direzione, nonché la generosa collaborazione con l’organizzazione Amnesty International...

Ricoeur può essere dunque caratterizzato come il filosofo dell’agire che mira a facilitare il dialogo tra le differenze. La sua riflessione si presenta in effetti come un fertile pensiero del superamento delle opposizioni, sempre accompagnato da un “ascetismo dell’argomentazione” e teso a rintracciare quella “giusta distanza” che consente a ciascuno di riconoscersi dinanzi all’estraneo, ben consapevole della parte di alterità da cui esso stesso è abitato. Il 23 settembre 2000 in occasione della presentazione del libro La memoria, la storia, l’oblio così Ricoeur si indirizzò agli invitati:
“Proches” évoque une distance variable et une orientation multiple: distance variable: se rapprocher/s’éloigner. Être là, être distant, être distante. Mais distance jamais nulle: entre la fusion et l’indifférence. Orientation multiple: proche, distant à bien des égards: dans l’espace, dans les âges de la vie, dans la culture. Je rêve d’un réseau qui serait les proches des proches: c’est la configuration d’aujourd’hui: proche selon la pensée et le coeur. D’abord l’ascétisme de la distance.
Sebbene la problematica interculturale non si collochi in posizione centrale nell’ampia varietà dei temi da lui affrontati, tuttavia il filosofo ha mostrato viva attenzione anche nei confronti di un terreno che al giorno d’oggi investe sempre più sia il campo dell’analisi socio-umanistica che la sfera delle relazioni più quotidiane. Una naturale predisposizione a porre in stretta relazione teoria e prassi, un’attenzione premurosa alla valorizzazione del dialogo interdisciplinare e una coscienza educata ad accogliere la sfida planetaria al fine di superare gli antagonismi tra culture e religioni, gli hanno permesso di accostarsi magistralmente alla tematica delle relazioni interculturali e di tracciare sentieri alternativi alle guerre di civiltà.
Inserendosi tra due opposte tradizioni, l’una che sostanzializza il soggetto e l’altra che lo sopprime, Ricoeur ha percorso la strada meno lineare di una “identità narrativa” che implica l’altro nel sé e che si esprime precipuamente attraverso l’atto di mantenere quelle promesse nelle quali ciascuna cultura proietta le proprie aspirazioni. Ciò vale soprattutto per quei “futuribili al passato” che costellano le storie delle diverse tradizioni culturali e ne rappresentano le ricchezze rimaste per molto tempo sepolte.
Se riscoperti essi permettono di dilatare il tempo della memoria, di sorprendere il presente con la ripresa creativa del passato e di volgersi verso il futuro percorrendo un cammino tanto inatteso quanto fecondo.
Una comunità che riconosca la propria identità narrativa – certo con tutte le sue fragilità – saprà sfuggire alle insidie della ripetizione innescando un gesto continuativo di fedeltà creatrice.
Tale moto potrà essere favorito dal racconto incrociato di una pluralità di identità narrative che si incontrano per attivare una reciproca fecondazione. Ciascuna sarà infatti di stimolo alle altre affinché si rendano disponibili all’apertura a racconti alternativi. Grazie a tale ospitalità narrativa esse potranno disvelare i tesori nascosti delle proprie tradizioni culturali assieme alle inconfessabili eredità negative che le deturpano con il loro pesante carico di violenze fondatrici.
Sarà così data nuova vita a quanto una memoria selettiva ha lasciato ricoprire dalla polvere dell’oblio e nel contempo potrà essere assunta una “giusta distanza” critica nei confronti del male generato dalla propria storia. La disponibilità a una ospitalità narrativa potrà allora arricchire e purificare, rinvigorire e disintossicare le culture.
La ricoeuriana “giusta distanza” rappresenta un ideale regolativo che necessita di essere rintracciato nel nucleo vivo dell’esperienza di un particolare contesto, il che comporta una dialettica permanente tra universale e particolare. Mentre il primo termine di questo binomio sollecita l’altro allo “sfondamento” dei confini particolari, solo il determinato contesto fornisce però i termini principali del problema e con essi il quadro all’interno del quale possono essere rintracciate le linee di un’autentica “giusta distanza”. Quest’ultima non è perciò mai data a priori, ma solo scoperta faticosamente nel divenire mai compiuto di un intreccio storico tra le narrazioni non raramente conflittuali di una pluralità di identità culturali. Un’ermeneutica della situazione, guidata dall’ideale regolativo della “giusta distanza”, è allora la base su cui può essere edificato l’incontro con l’estraneo culturale e religioso.
La proposta interculturale del filosofo francese appare, pur nella sua deliberata
frammentarietà, animata dalla generosa scommessa che il meglio di tutte le differenze converga, ed è allo stesso tempo accompagnata dalla lucida consapevolezza che sarà sempre necessario convivere con la presenza di “disaccordi ragionevoli”.



Pubblicato Sabato 09 Novembre 2013 - 08:54 (letto 2169 volte)
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