Marisa Paolucci, Tre donne una sfida, Emi, Bologna 2011 - Un libro


sconosciuto ha scritto:

Sono andata alla presentazione di questo libro un po’ scettica: mi immaginavo la solita presentazione sulla questione donne fatta da una giornalista. Invece ho avuto la piacevole sorpresa di essere contraddetta nel mio pregiudizio.

Marisa Paolucci mi è piaciuta molto, sia per il modo che ha di parlare sia e soprattutto per quello che ha detto. Man mano che parlava – con molta passione devo dire – del lavoro che ha svolto e dal quale è nato questo libro, mi domandavo come mai il suo libro fosse stato pubblicato dalla emi, che di solito non pubblica saggi di questo tipo.

Così alla fine della serata gliel’ho chiesto e mi ha risposto che altre case editrici gliel’avevano rifiutata o le avevano chiesto di apportare tagli alle interviste a motivo di quello che le tre donne, una sudanese, un’iraniana e un’afghana, affermavano. Alla fine, tramite un contatto personale è riuscita a far pubblicare il libro con emi, che, giusto perché non si occupa in genere si saggi di questo tipo, ha per l’occasione inaugurato una nuova collana, “Lampi di storia”.

Le ho chiesto se fra queste ci fosse un certo editore, quello che ha rifiutato il libro mio e di Vanzan Che genere di islam, a motivo che “non se la sentiva di pubblicare su un tema di questo genere”. Risposta affermativa.

Altra osservazione interessante: una delle intervistate è Shirin Ebadi e, all’indomani della pubblicazione ovviamente, il libro è stato mandato a giornali e televisioni per recensione. Sono passate sì in tv, ma alla trasmissione “Dribbling” in una puntata dedicata a donne e sport.

La difficoltà di svolgere seriamente il proprio lavoro è stata palpabile per tutta la serata. Consiglio quindi di leggere questo libro, che non è rivoluzionario, semplicemente non dice le solite cose sulle donne iranosudanesiafghane e lo fa proprio attraverso le loro parole. Accidenti, non rientrano più nello stereotipo e allora che facciamo?

Beh, poi ditemi che la censura non esiste.



Descrizione:
Incontri con tre donne, simbolo di coraggio e libertà.
Di generazioni diverse, di paesi diversi (Iran, Sudan, Afghanistan), sono accomunate dalla medesima fede, dalla stessa grinta e da una sola sfida: fare della religione islamica un posto dove essere donne e vivere in democrazia sia una cosa normale.
Shirin Ebadì, iraniana, avvocato e attivista dei diritti umani, è Nobel per la Pace 2003; vive in esilio.
Fatima Ahmed Ibrahim, sudanese, è stata la prima donna eletta in un parlamento africano e presidente della combattiva "Unione delle donne" del suo paese.
Malalai Joya, afgana, la più giovane delle tre, è stata parlamentare denunciando i criminali di guerra che le sedevano accanto. Oggi chiede la fine dell'occupazione straniera nel suo paese.



Articolo tratto da: Maan-Insieme - http://www.maaninsieme.altervista.org/
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